Prima giornata alla scoperta dei tanti villaggi delle etnie dello Yunnan; prima tappa a Menghun, dove la popolazione è in maggioranza di etnia DAI. Visitiamo un mercato che mi ruba le prime 100 foto; c’è di tutto, verdure mai viste, mestieri da noi scomparsi e tante bancarelle che fanno anche da mangiare, compreso cotenna di maiale fritta o cane alla brace. Tranquilli però, non si corre il rischio di vederselo servito a tradimento perché molto molto più caro della carne di manzo o maiale. Finita la visita del mercato procediamo verso la sommità della collina che domina il paese, dove c’è un bel monastero buddista da visitare. Al suo interno troviamo anche un monaco centotrenario. Sediamo intorno a lui, ma la comunicazione è davvero difficile anche per la guida, dato che il nonno è completamente sordo, parla solo la sua lingua e non il cinese. Comunque alla fine ci infila un braccialetto – un filo di lana – e recita un mantra buddista. Noi lasciamo il nostro obolo con piacere … molto emozionante. Mentre scendiamo dalla collina, scattando foto alle varie case col riso disteso ad asciugare al sole, notiamo una villa in cui si banchetta. Il proprietario di casa ci nota e si precipita verso di noi per invitarci a casa per un thè … così, senza un vero perché. Inoltre si scusa per non poterci ospitare a pranzo, ma aspetta altre persone e non ci sarebbe abbastanza cibo per tutti. Perché no?! Del resto un bel the ci sta tutto dopo una giornata di cammino. Mentre siamo nel cortile, attorno alla teiera che ci hanno portato, il proprietario ci raggiunge e ci spiega che le persone che aspettava hanno dato forfait, per cui, se vogliamo, ci invita a banchettare con loro. Vogliamo, vogliamo. In quattro-e-quattro-otto un bel tavolo di bambù ed i relativi sgabelli sono pronti per noi, con una marea di roba da mangiare. Non chiediamo neanche di cosa si tratti; affondiamo le nostre bacchette nelle ciotole e spazzoliamo tutto. Però, che ospitali. Bella sorpresa. Trascorriamo la serata a Jinghong, prima con un bel massaggio presso la scuola per massaggiatori ciechi – in effetti è un ottimo mestiere per chi non vede – poi una lauta cena al Mekong Cafè, gestito da un Francese con moglie Laotiana, dove finalmente riusciamo a capire cosa stiamo mangiando e serata al teatro di Jinghog dove si tiene uno spettacolo che riassume tutte le tradizioni popolari delle genti dello Sciscuabannà. Lo spettacolo è tradotto in simultanea in Cinese e nelle altre 3 maggiori lingue della regione. C’è una calca di Cinesi ed un entusiasmo quasi da concerto rock, con tanto di gadget e magliette. Io mi addormento.
Durante la giornata successiva tocchiamo molti villaggi, ad iniziare dal villaggio dell’etnia JINOU, raccoglitori di lattice dall'albero della gomma. Il villaggio è in montagna, le case tipicamente hanno le stanze su un piano rialzato - tipo palafitte – mentre sotto, al piano terra, ci sono gli attrezzi per il lavoro nei campi ed i telai. Proseguiamo poi presso un villaggio dell’etnia BULONG, molto poveri, condividono tutto con i maiali e le anatre che scorazzano ovunque, nelle strade fangose e nei cortili delle misere case. Visitiamo poi il villaggio dei COLOUR BELT DAI, tutto in muratura e con costruzioni che richiamano molto lo stile pagoda della tradizione cinese. Un passaggio rapido al mercato coperto di Menghan, molto grande e con la possibilità di fare tanti assaggi, come gli spiedini di tofù alla brace o le uova centenarie. Ed infine il villaggio dei WATER DAI, che abitano una zona fitta di canali e laghetti. Anche qui il villaggio è di case in muratura, con tetti in legno ed ardesia ed è tutto molto pulito, forse perché gli animali sono tenuti nei recinti. In tutti i villaggi, grosso stupore al nostro passaggio, grandi sorrisi, tanta voglia di comunicare e tanti gesti d’ospitalità, soprattutto con offerte di frutta e liquori.
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