Prima volta in Cina, nella regione che ospita la maggior parte delle minoranze etniche riconosciute dallo Stato centrale; lo YUNNAN, a ridosso della foresta tropicale, tra gole e montagne che hanno segregato le popolazioni nei secoli, portando ad una fioritura straordinaria di genti e culture diverse in un'area relativamente piccola. Fino agli altipiani Tibetani. Nello Yunnan si trovano 52 delle 54 minoranze etniche riconosciute dal Governo Centrale Cinese. Per arrivarci il volo è quasi infinito; dopo circa 10 ore di volo dall’Italia a Pechino, ci vogliono 4h 30 da Pechino a Kunming, la capitale dello Yunnan. Senza contare poi i voli interni nello Yunnan.

BUONO A SAPERSI
QUANDO: in Agosto c'è il rischio monsoni; forse meglio a Giugno.
SOLDI: YUAN o REMINBI; la moneta Cinese ha due nomi. Ad Agosto 1 EUR = 9,5 CNY
ELETTRICITA’: 220V, 50Hz con poli tondi.
VISTO: da ottenere presso l'ambasciata Cinese, prima di partire; bisogna prenotare almeno una notte in hotel. Noi abbiamo fatto quello di gruppo.
ALTRO: dato che quasi nessuno parla Inglese, sempre meglio muoversi avendo in tasca il biglietto da visita dell’hotel; meglio ancora se riporta una piccola mappa (ma quasi tutti la hanno).

L'ITINERARIO
Kunming - Jinghong - Dali - Lijiang - Jonchuan - Shangri-la

DORMIRE
Ci sono tante guest-houses e tanti albergoni super-economici - meta soprattutto di turismo Cinese.

MANGIARE
Ci vorrebbe una guida intera solo per descriverlo; ogni popolazione dell Yunnan ha la sua. In generale, si risente la vicinanza della Birmania e della Thailandia. Cibi molto piccanti, rispetto allo standard Cinese. Si mangia ovunque, a qualsiasi ora del giorno o della notte. Dal ristorante di lusso, alla bancarella lercia è tutta una scoperta.

 
 
 

XISHUANGBANNA (scisciunbanna')
Arriviamo a Jinghong, il capoluogo della prefettura dello Xishuangbanna - che da sola raccoglie molte delle 52 etnie / minoranze riconosciute nello Yunnan – dopo un viaggio epocale. Qui faremo base per spostarci, con un pulmino 9 posti e sempre accompagnati dalla guida, all’interno dello Sciscuabannà. E’ quasi inutile sottolineare che la città è caotica; l’idea – che avremo in tutte le città – è di grande dinamismo e frenesia, forse eccessivo. Jinghong è una città moderna che offre ben poco al viaggiatore; tuttavia in centro, ci sono un paio di strade dove passeggiare abbastanza piacevolmente senza rischio di essere investiti da motorini. Fa anche un gran caldo ed è molto umida, trovandosi a ridosso della foresta equatoriale, sul Mekong; volendo, in 2,5h di barca, si arriva in Laos.

Prima giornata alla scoperta dei tanti villaggi delle etnie dello Yunnan; prima tappa a Menghun, dove la popolazione è in maggioranza di etnia DAI. Visitiamo un mercato che mi ruba le prime 100 foto; c’è di tutto, verdure mai viste, mestieri da noi scomparsi e tante bancarelle che fanno anche da mangiare, compreso cotenna di maiale fritta o cane alla brace. Tranquilli però, non si corre il rischio di vederselo servito a tradimento perché molto molto più caro della carne di manzo o maiale. Finita la visita del mercato procediamo verso la sommità della collina che domina il paese, dove c’è un bel monastero buddista da visitare. Al suo interno troviamo anche un monaco centotrenario. Sediamo intorno a lui, ma la comunicazione è davvero difficile anche per la guida, dato che il nonno è completamente sordo, parla solo la sua lingua e non il cinese. Comunque alla fine ci infila un braccialetto – un filo di lana – e recita un mantra buddista. Noi lasciamo il nostro obolo con piacere … molto emozionante. Mentre scendiamo dalla collina, scattando foto alle varie case col riso disteso ad asciugare al sole, notiamo una villa in cui si banchetta. Il proprietario di casa ci nota e si precipita verso di noi per invitarci a casa per un thè … così, senza un vero perché. Inoltre si scusa per non poterci ospitare a pranzo, ma aspetta altre persone e non ci sarebbe abbastanza cibo per tutti. Perché no?! Del resto un bel the ci sta tutto dopo una giornata di cammino. Mentre siamo nel cortile, attorno alla teiera che ci hanno portato, il proprietario ci raggiunge e ci spiega che le persone che aspettava hanno dato forfait, per cui, se vogliamo, ci invita a banchettare con loro. Vogliamo, vogliamo. In quattro-e-quattro-otto un bel tavolo di bambù ed i relativi sgabelli sono pronti per noi, con una marea di roba da mangiare. Non chiediamo neanche di cosa si tratti; affondiamo le nostre bacchette nelle ciotole e spazzoliamo tutto. Però, che ospitali. Bella sorpresa. Trascorriamo la serata a Jinghong, prima con un bel massaggio presso la scuola per massaggiatori ciechi – in effetti è un ottimo mestiere per chi non vede – poi una lauta cena al Mekong Cafè, gestito da un Francese con moglie Laotiana, dove finalmente riusciamo a capire cosa stiamo mangiando e serata al teatro di Jinghog dove si tiene uno spettacolo che riassume tutte le tradizioni popolari delle genti dello Sciscuabannà. Lo spettacolo è tradotto in simultanea in Cinese e nelle altre 3 maggiori lingue della regione. C’è una calca di Cinesi ed un entusiasmo quasi da concerto rock, con tanto di gadget e magliette. Io mi addormento.

Durante la giornata successiva tocchiamo molti villaggi, ad iniziare dal villaggio dell’etnia JINOU, raccoglitori di lattice dall'albero della gomma. Il villaggio è in montagna, le case tipicamente hanno le stanze su un piano rialzato - tipo palafitte – mentre sotto, al piano terra, ci sono gli attrezzi per il lavoro nei campi ed i telai. Proseguiamo poi presso un villaggio dell’etnia BULONG, molto poveri, condividono tutto con i maiali e le anatre che scorazzano ovunque, nelle strade fangose e nei cortili delle misere case. Visitiamo poi il villaggio dei COLOUR BELT DAI, tutto in muratura e con costruzioni che richiamano molto lo stile pagoda della tradizione cinese. Un passaggio rapido al mercato coperto di Menghan, molto grande e con la possibilità di fare tanti assaggi, come gli spiedini di tofù alla brace o le uova centenarie. Ed infine il villaggio dei WATER DAI, che abitano una zona fitta di canali e laghetti. Anche qui il villaggio è di case in muratura, con tetti in legno ed ardesia ed è tutto molto pulito, forse perché gli animali sono tenuti nei recinti. In tutti i villaggi, grosso stupore al nostro passaggio, grandi sorrisi, tanta voglia di comunicare e tanti gesti d’ospitalità, soprattutto con offerte di frutta e liquori.

 
 

DALI
Un volo di 1h circa separa Dali da Jinghong. Dali nuova, ricostruita dopo il terremoto non offre molto, sebbene abbia un piacevole lungolago orlato di giardini. La città vecchia, a pianta quadrata, è racchiusa tra mura e le 4 porte in corrispondenza dei punti cardinali ne marcano l’accesso. La cosa migliore da fare a Dali è perdersi per le sue viuzze. Purtroppo l’impronta turistica è marcata e la strada principale che va dalla porta sud a quella nord è un susseguirsi di negozi di elettronica e boutiques moderne. Fortunatamente nel dedalo di viuzze, si riesce ancora a trovare una Cina autentica ed a respirare un po’ di quell’aria che, negli anni 70, aveva fatto di Dali una delle mete preferite della flower-power generation. Altra attività da fare a Dali è affittare una bici presso una delle tante agenzie di viaggio - a 10 Y per l’intera giornata - e raggiungere il lago; è una bella passeggiata di una 20na di minuti costeggiando piantagioni di riso. Una volta raggiunto il lago c’è il molo per le escursioni sul lago – che noi abbiamo evitato – ma ci si può anche fermare per il tramonto e bere un thè o mangiare uno spiedino.

Il giorno successivo è dedicato ai dintorni della città. Prima al mercato di SHABA, un fantastico mercato alimentare, con tantissime persone di etnie diverse nei loro costumi tradizionali che comprano e vendono, con un angolo di cucine all’aperto dove abbiamo mangiato cose buonissime – senza ben sapere cosa. C’è anche l’angolo col dottore o il dentista, per chi volesse approfittarne. Proseguiamo per visitare un villaggio tradizionale dell’etnia BAI, quella maggioritaria in zona, ma il paese è stranamente deserto. La nostra guida chiede come mai a due ragazzine di passaggio e queste ci dicono che c’è un matrimonio e che, se vogliamo, possiamo andare anche noi. Vogliamo, vogliamo. La casa della sposa, un’abitazione tradizionale della zona, ha un grosso cortile su cui si affaccia una casa su 2 piani di 6 stanzoni (3 a piano terra e 3 al primo piano). Nel cortile vari tavoli dove mangiano e bevono solo gli uomini, mentre le donne, molte in costumi tradizionali, chiacchierano tra loro o giocano al mahjong. Ci viene apparecchiato il tavolo ed offerto il pranzo di matrimonio; nel frattempo, la sposa si prepara in attesa dell’arrivo dello sposo. Quest'ultimo fa la sua comparsa preceduto da flauti, petardi e con un piccolo corteo al seguito. La cerimonia è abbastanza rapida e si svolge nello stanzone centrale del pian terreno. Una persona (un amico di famiglia ?!) officia il rito, che consiste nel formulare alcune frasi mentre gli sposini sono in ginocchio col capo calato; poi la sposa prende un vassoio con un liquore e dei bicchierini, offre da bere allo sposo, ai genitori e si inginocchia nuovamente. Nel frattempo l’officiante amico di famiglia lega un nastro rosso al braccio dello sposo. E’ fatta. Gli sposi si allontanano sulla moto regalo-dote della sposa. Il corteo li segue per un po’ e poi saluti e baci. Noi regaliamo 100 Y. Davvero una bella esperienza.

Ultimo giorno a Dali per la visita dei templi; iniziamo dalle 3 Pagode. Un complesso che, partendo da 3 pagode costruite all’inizio dell’800, si sviluppa lungo il costone della montagna. Visitarlo tutto è molto impegnativo e richiede almeno 4 ore. I templi che si susseguono in sequenza, alternandosi ai giardini sono molto belli, anche se si vede che sono nuovi di zecca ed in molti di essi ci sono molte bancarelle che vendono souvenir. Da vedere comunque, se non altro per tutta la strada fatta per arrivare fin qui. Nel pomeriggio visitiamo i templi Guanyn e Gantong. Molto bello e autentico il primo, forse il più bello visto fin’ora; nel secondo veniamo accolti dal monaco proprietario (???) che si lascia anche interrogare su concetti buddisti (la risposta è dentro di te … ed è sbagliata!!!). Da qui parte una splendida ovovia che risale la montagna sorvolando dei boschi fantastici per arrivare alle cascate Qingbi. Il posto è molto bello, ma noi ci arriviamo nel pieno di un acquazzone monsonico senza riuscire a godercelo; peccato!

 
 

JANCHUAN e dintorni
In questo periodo dell’anno c’è il Torch festival, durante il quale dei simpatici ragazzini rincorrono gli adulti lanciando lingue di fuoco sulle gambe come segno di buon augurio. Vengono anche issati enormi pali che bruciano dall’alto verso il basso, si fanno falò, ci sono tante bancarelle in strada che fanno da mangiare eccetera eccetera. La data del Torch festival ci coglie in quel di Janchuan, una piccola cittadina che – all’inizio – non dice molto e che sembra sorta dal nulla attorno alla strada. In realtà, superando i grandi magazzini sulla strada principale ed addentrandosi nei vicoli ci si imbatte in uno dei centri storici meglio conservati dello Yunnan. La cittadina infatti, non essendo meta turistica, è stata ignorata dai funzionari statali che non l’hanno trasformata (come invece è successo a Dali, Lijiang e Shangri-la) in mete turistiche stile cinese, ovvero albergoni di 15 piani, ristoranti e negozi O-VUN-QUE. Il centro storico di Janchuan è ancora abitato e molto ben conservato ed attira un bel po’ di scatti. Alla sera ci sottoponiamo al rito del Torch festival e, in quanto stranieri, veniamo subito bersagliati dalle bande di ragazzini che girano con una torcia infuocata e sacchetti di polvere da sparo; in pratica prendono un pugno di polvere da sparo e la lanciano sulle gambe delle persone, facendo passare la polvere sulla fiamma della torcia, in modo da creare una lingua di fuoco. Non è pericoloso (se si indossa un jeans) però è difficile prenderci confidenza. A cena una scena epocale; ci incuriosisce un ristorantino che è davvero piccolo. Sembra chiuso e mentre cerchiamo di capire il da-farsi, la figlia del proprietario ci nota e comincia a strillare, facendoci cenno di fermarci. Non capiamo, siamo interdetti, poi lei scappa via e nel giro di 2 minuti ritorna di corsa con padre, madre e 2 sorelle, appositamente per aprirci il ristorante e cucinare per noi. Loro sono molto eccitati per la nostra presenza e noi non ci tiriamo indietro, facendo amicizia con loro ai fornelli o mentre sbucciano le patate. La serata sarà davvero divertente e la figlia insisterà parecchio per suonarci il violino cinese. Pure brava!!! Alla fine mega-foto di gruppo anche col nonno e loro amici accorsi nel frattempo.

Il giorno seguente facciamo un giro nei dintorni; al complesso dei templi Shibaoshan e la cittadina di Shaxi. Shibaoshan consiste in una serie di templi in una splendida valle verdissima. I templi sono molto distanti tra loro, per cui occorre camminare parecchio. Purtroppo becchiamo un mezzo diluvio e ci fermiamo solo al primo complesso dei templi, dove si trova un bassorilievo buddista antichissimo. Avvicinandoci verso Shaxi passiamo attraverso una serie di piccoli villaggi tradizionali, immersi in una campagna curatissima; il tipico quadretto rurale idilliaco Cinese. Shaxi è invece una piccola cittadina, preservata come un museo, si paga infatti un biglietto d’ingresso per il paese. Troviamo una cittadina deliziosa, dove si respira ancora l’aria della vera Cina rurale; niente alberghi, solo piccole locande stile back-packers. Da vedere assolutamente. Per cena, tornati a Janchuan, non possiamo sottrarci all’entusiasmo dei proprietari del ristorantino della sera prima.

 
 

LIJIANG
A 3h di bus da Janchuan si trova Lijiang, la capitale del popolo dei Naxi (Nasci); lungo la strada abbiamo anche il tempo per una sosta alla prima ansa dello Yangtze (il fiume azzurro), uno dei fiumi maggiori della Cina (e quindi del mondo). Attorno al centro storico di Lijiang, la città si è sviluppata a dismisura ed è super-moderna, con ampie strade e palazzoni di 20 piani. Il centro storico di Lijiang è oramai diventato una sorta di Disneyland dei Naxi. Perfettamente conservato, il centro storico è labirintico ed enorme. Purtroppo però, tutte le costruzioni tradizionali sono state vendute ed ora è un immenso shopping-center. Non esiste più un’abitazione, ma solo negozi e ristoranti. Alcuni luoghi sono davvero idilliaci, ma bisognerebbe visitarli alle 6 del mattino per avere una minima idea di quello che doveva essere la cittadina quando era abitata dalla popolazione autoctona, oramai assente. Nonostante ciò, c’è una zona (verso la porta sud) con molti ristorantini molto caratteristici che servono cibo tipio della zona (fantastico il boiling-pot di yak, una zuppa di yak, con noodles e verdure, servita su un fornello al tavolo). Sarebbe preferibile dormire in una delle locande che si trovano qui in centro e non a 15 min di taxi, come abbiamo fatto noi; tanto – al di fuori del centro storico – Lijiang offre davvero poco.

Per visitare una vera cittadina Naxi, dobbiamo fare qualche km fuori Lijiang, arrivando a Baisha; si accede dal paesino dopo aver visitato il tempio Puji. Baisha è un vero incanto ed ancora non è stato divorato dal turismo consumistico che assilla i Cinesi. Ma fate presto!!!! Qui gli abitanti, soprattutto gli anziani, vestono in abiti tradizionali Naxi e c’è anche un gruppo musicale che tramanda la tradizione della musica Naxi, definita un “fossile vivente” della musica Cinese. A Baisha si trova anche il Dottor Ho, un vecchio medico di medicina tradizionale Cinese, diventato molto famoso tra i viaggiatori; una visita dal Dottor Ho non farà di certo male. Nei dintorni c’è un altro piccolo paesino Naxi, trasformato anch’esso in shopping-center e quindi evitabile: Shuehi.

 
 

la GOLA DEL SALTO DELLA TIGRE E SHANGRI-LA
A 60 km da Lijiang si trova la Gola del salto della tigre. 15 km di canyon del fiume Yang-tze con pareti a picco alte 5000 m. Leggenda vuole che, nel punto più stretto della gola, dove le acque sono più tumultuose, una tigre inseguita da un cacciatore sia riuscita a saltare dall’altro lato del canyon. Bene! Facciamone un’attrazione turistica! Il posto è da paura, ma arrivandoci magari in 2 gg di trekking; ma oggi è tutto organizzato con una serie infinita di bus che vomitano grupponi di turisti - quasi tutti Cinesi – e con un check-in / pedaggio / mega area di servizio all’ingresso della gola. Nessuna poesia. Shangri-la ci accoglie in una tiepida luce pomeridiana. Ci troviamo nella prefettura dello Yunnan che confina col Tibet (che è a sole 6h di bus). Qui l’etnia prevalente è quella dei Tibetani. Anche qui, una città moderna ha attorniato il villaggio tradizionale; pochi vicoli tra costruzioni tipiche Tibetane con tetti in legno. Almeno qui, l’atmosfera che si respira nel centro storico è ancora autentico, ma la pressione turistica è forte. Per la prima volta noto che i turisti sono più occidentali che Cinesi, Si sa, con i Tibetani non corre buon sangue e la nostra guida fa di tutto per gettare fango sui locali: attenti che qua sono scortesi, vi possono aggredire per un nonnulla, ecc ecc. In realtà qui faremo più amicizia con i locali che nelle altre parti dell Yunnan. Almeno i Tibetani di Shangri-la parlano Inglese. Shangri-la ha una bella collina, giusto a ridosso del centro storico, con un bel tempio sulla sommità ed una campana Buddista gigantesca. L’atmosfera è molto rilassata e nella piazza principale si danza al tramonto. La cosa migliore da fare: rilassarsi in un bar Tibetano.

Ma a Shangr-la, la vera star è il Piccolo Potala, ovvero il Monastero Buddista che è secondo al mondo solo al Potala di Darmsala. Il biglietto è caro, circa 85Y, ma li vale tutti. Si tratta infatti di una cittadella fortificata, con i templi principali in cima, in cui si può avere una piccola idea della vita monastica. Tuttavia i turisti sono davvero tanti e il posto ne perde in spiritualità. Una visita la meritano anche i piccoli villaggi nella piana che circonda la città, avendo magari la possibilità di farsi invitare in una casa per vederne le caratteristiche e magari bere una tazza i thè “rinforzata” con un tocco di burro di Yak. Tremenda, ma da provare!!! Alla sera non resta che rilassarsi, dopo aver mangiato una bella bistecca di Yak.

 
 

KUNMING
La capitale dello Yunnan l’abbiamo visitata a pezzi; mezza giornata all’andata tra un volo e l’altro e una mezza giornata al ritorno. Credo che siamo riusciti a visitare tutto quello che la città ha da offrire, ovvero un bel tempio buddista appena fuori città, il Bamboo Temple, il museo delle Etnie dello Yunnan – un museo “didattico” in cui si vede la mano pesante dello stato a far passare certi concetti di preservazione delle lingue e dei costumi – e la Stone Forest, ad un’ora di bus dalla città, un parco di rocce che hanno delle forme stranissime, quasi degli alberi pietrificati. Evitabile, se non altro per la ressa di turisti Cinesi che vengono scaricati a vagonate; ogni gruppo col suo leader col suo megafono. Un incubo!!! Ma a Kunming, la sera prima della partenza per l’Italia, abbiamo vissuto una serata spassosissima. Arriviamo tardi in Hotel e ci fiondiamo alla ricerca di un ristorante nei dintorni; arriviamo in un ristorante anche abbastanza moderno, ma il menù è rigorosamente in Cinese. Nessuno che parli Inglese o altra lingua e siamo senza guida. Ci dividiamo ed iniziamo a guardare i piatti degli altri clienti del ristorante, indicando quelli che più ci piacciono alla cameriera. La cosa sembra molto divertente per gli altri clienti che iniziano una gara per averci al loro tavolo e a farci assaggiare la pietanza indicata. Alla fine, avremo fatto tanti di quegli assaggi e tante di quelle foto con i clienti Cinesi del ristorante che non sarà più necessario ordinare la cena. Ordiniamo solo 6 birre. Che sagome i Cinesi !!!!

 
 

RISTORANTI, BANCARELLE, etc.
JINGHONG
MEKONG CAFE'
voto:

Un piacevole dehor sulla Mengla Roead, nella zona più frequentatata da viaggiatori zaino in spalla. Dopo i primi approcci con piatti sconosciuti, un posto rinfrancante con menù in Inglese, piatti internazionali e Cinesi. Proprietario Francese con moglie Laotiana, dà anche molte informazioni turistiche.
104 Menglong Road, Jinghong – 0961-2162395

DALI
HONG YE YUAN
voto:
tel

Un ristorante Cinese stra stra stra DOC. 2 piani di tavoloni tondi, menù in Cinese a 2 lire e buona qualità. Un’esperienza autentica. Prezzo sui 25 CNY. 0872-2664385

DALI
MARLEY'S CAFE'
voto:
tel

Nonostante il nome, si tratta di un ristorante Cinese molto occidentale. Serve piatti tipici di zona, tra cui la zuppa di Carpe, davvero abbondante. Abbiamo mangiato in posti migliori. Prezzo medio sui 60 CNY.
105 Boai Rd – 0872-267665

DALI
TIBET CAFE'
voto:

Prima sede di una catena di Ristoranti Tibetani, offre piatti Tibetani, Indiani e Nepalesi. Molta scelta. Il posto è molto intimo e caldo, con arredi rustici in stile Tibetano. Prezzo sui 30 CNY.
Chang Zhang Rd – 0887-8230019 – www.tibetcafeinn.com

DALI
KAIYKI'S KITCHEN
voto:
tel

Una cucina davvero di buon livello, sia per i piatti cinesi che per quelli internazionali. Buona scelta di vini. Cena a base di noodles sui 15 CNY e 50 CNY per le bistecche. Valido.
83 Huguo Rd – 0872-2670598

JANCHUAN
ZHONG MEI HE ZI
voto:
tel

Quasi impossibile da trovare, in un vicoletto del centro storico. Un locale piccolo gestito da una famiglia tuttofare. Si mangia bene ed abbondante con meno di 20 CNY.
0872-4526959

LIJIANG
COURIER INN
voto:

Uno dei primi ristoranti che si incontrano arrivando alla città vecchia di Lijiang. Una trappola per turisti. Non si mangia niente di memorabile e si spende tantissimo per un semplice piatto di noodles; 60 CNY.
0888-8885999 – www.thdinn.com

SHANGRI-LA
ARRO KHAMPA
voto:

Ristorante Tibetano, nel cuore di Shangri-La. Pare che si mangi la miglior bistecca di Yak. E la nostra era veramente buona. Prezzo medio 70 CNY.
27 Hao, Shangri-la – 0887-6875985 – www.khampacaravan.com

SHANGRI-LA
SO YA LA
voto:
tel

Un ristorante molto moderno e pulito nella piazza dello stuba di Shangri-la. Notevole l’hamburger di Yak. Il proprietario vive in Svizzera e parla un Inglese perfetto, molto simpatico. 0887-8226442

 
HOTEL e OSTELLI VARI
DALI
BAMBOO HOTEL
voto:

Un grosso hotel, ma ben strutturato su 3 palazzine. Molti turisti cinesi. Camere ampie e molto pulite a 2 passi dalla porta sud di DALI old town. Con piscina. 380 CNY la doppia senza colazione. Valido.
Lvyv Rd – 0872-2664388

SHANGRI-LA
GU DAO GUEST HOUSE
voto:

Un piccola, pulita ed accogliente guest house gestita da un gruppo di giovani Cinesi provenienti da varie zone della Cina. Nel cuore di Shangri-la; 120 CNY doppia con bagno senza colazione. Molto valido.
7 Bei Street – 0887-8200654

 

 

LEGENDA
=
Evitabile
 
=
Medio, così così
 
=
Buono, davvero.
 
=
Da non mancare
 
LP
=
Sulla Lonely Planet
 
WWW
=
Sito web