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Gozo: see, eat, sea!

Gozo: see, eat, sea!

Gozo: see, eat, sea!

Malta ha sempre esercitato su di me quello strano fascino dei microstati per i quali ti chiedi come sia possibile che un’isola, poco più grande di quella dove andavi a far le vacanze da piccolo, sia uno stato, in tutto e per tutto.

Fascino diluito dell’ingresso nella UE, dove ci muoviamo liberi e con la stessa moneta, ma pur sempre terra di mezzo e di confine, con una lingua che è un fossile vivente, lascito della dominazione musulmana sul dialetto siciliano che già si parlava sull’isola; discorsi in inglese infarciti di italiano, con un accento super-maccheronico.

Gozo è l’altra metà di Malta, a voler fare un parallelo sarebbe il meridione di Malta, con ritmi più lenti, cittadine che sono poco più di villaggi e l’agricoltura che la fa da padrona; ritmi e luoghi spezzati dai venti minuti di traghetto che la separano da Malta.

I villaggi di Gozo sono quasi tutti su altipiani, separati dalle valli scavate da fiumiciattoli nel corso dei millenni. Le costruzioni sono tipiche, in pietra simil-tufo – che dona il caratteristico color sabbia a tutta l’isola – con le verande maltesi a fronteggiarsi lungo le strade dell’isola; anche gli edifici di nuova costruzione si adeguano, almeno nella conformazione e nel colore, ma con materiali più moderni.

Molto belle le farmhouses, la case padronali dei proprietari terrieri, che adesso si stanno trasformando in bed & brekfast. Tutti i paesi di Gozo partecipano ad una sorta di gara a chi sfoggia la chiesa più imponente o più illuminata di notte, tutte a far da punto di riferimento quando ci si sposta nell’isola.

Pizze e ftira vanno assolutamente assaggiate: l’isola è piena di forni che preparano in continuazione la versione locale della pizza (impasto basso e sottile) e di ftira, una sorta di pizza ripiegata e ripiena; il gusto tradizionale è patate e formaggio Gbejna, un caprino tipico di Gozo. Sempre dal fornaio potrete trovare le Qassatat, piccole torte salate ripiene di patate o piselli, con una forma che ricorda un piccolo vulcano, oppure i Pastizi, venduti ad un prezzo irrisorio, pasta simile a quella della sfogliatella riccia, ripieni di ricotta o piselli. Il formaggio locale ve lo ritroverete, in versione fresca o stagionato al pepe e vino, nella Gozitan salad, la non dietetica insalata a base di formaggio, verdure sott’olio e gallette, e anche nel ripieno dei Ravjuli. Da non tralasciare il Fennek, il coniglio alla maniera di Gozo, con un tocco di cannella e tanto pomodoro e le Zalzett, tipiche salsiccine maltesi. Infine pesce fresco a volontà: la zuppa di pesce locale si chiama Alijota ed è fatta con gli scarti, un po’ brodosa e caratterizzata dall’uso di maggiorana.

Il pasto maltese si divide in starter (l’antipasto) e main course (il piatto unico); la pasta può giocare in entrambe le categorie – il prezzo varia – e la si trova cucinata anche in maniera discreta. Attenti alle porzioni, sono davvero abbondanti: farete difficoltà a terminare uno starter e un main course; più facile se si condivide l’antipasto.

Per fare acquisti di prodotti tipici c’è un indirizzo sicuro: il Gozitan Village, sulla strada che congiunge Xagrha con Xewkija: formaggi, olive, capperi, pomodori secchi, vini locali e anche l’ottima birra artigianale Lord Chambray, che ha il birrificio proprio di fianco al Gozitan Village.

MGARR è il porto dove attraccano i traghetti provenienti da Malta; un luogo molto tranquillo dove mancano però i classici bar e ristorantini con tavoli all’aperto tipici di ogni marina mediterranea; molto bello il colpo d’occhio con la chiesa Ghajnsielem Parish Church e il Fort Chambray che domina il porto, in via di ristrutturazione con dei bellissimi appartamenti super panoramici.

Giusto di fronte a Mgarr, raggiungibile con comodi quindici minuti in barca, c’è Comino, l’isolotto tra Malta e Gozo; ci si va in barche da 30/40 pax che fanno la spola a/r tutta la giornata al costo di € 10. Conviene andarci con il primo servizio (quello delle 8) per godersi lo splendore della Blue Lagoon. Poi arriveranno le orde anche da Malta e allora è meglio spostarsi lungo i sentieri di Comino per arrivare alle altre calette di San Nicola o Santa Maria.

Tmun Mgarr è forse il più elegante dei ristoranti di tutta Gozo e si trova a ridosso della banchina: per quanto vi si trovi dell’ottimo pesce, la specialità della casa è la carne. Menu degustazione di 4 portate a partire da € 40.

NADUR è un paese stretto e lungo sulla prima altura che si scorge venendo da Malta e domina Mgarr. È una buona scelta per l’alloggio, considerando le belle farmhouses di cui dispone, l’estrema quiete del villaggio, la bella chiesa e la piazzetta antistante, la vicinanza a due calette e all’unica vera spiaggia di Gozo, il bellissimo belvedere su Mgarr, con Comino e Malta in lontananza e considerando che poi, in fondo, bastano al massimo venti minuti per muoversi da un capo all’altro dell’isola. Forse la penuria di ristoranti è l’unico difetto di Nadur.

San Blas Bay è la baia più vicina a Nadur: una piccola baia esposta a nord, con sassi misti a sabbia, acque cristalline e un piccolo bar all’ombra che prepara hamburgher e pesce alla brace; l’unica pecca della baia – ma anche la sua fortuna – è una discesa infernale per raggiungerla, che è ancor più infernale a salire, motivo per cui la baia è molto poco frequentata. Il proprietario del bar offre passaggi con la sua jeep per € 2/pax. Non lontano c’è la baia di Daħlet Qorrot, una piccola spiaggia a forma di mezzaluna circondata da una banchina in cemento con dei magazzini che sono ricoveri per le barche; ci si accede in auto/moto e c’è un chioschetto su ruote.

Sebbene Nadur difetti di ristoranti, vi sono i due migliori forni dell’isola: Mekren e Makkox bakery; inoltre, se siete in vena da aperitivo, Gebuba winebar è il posto giusto. È una piccola ma fornitissima enoteca sulla piazzetta della chiesa: tantissimi vini, tante birre artigianali da mezza Europa, un bel po’ di snack e un oste davvero simpatico.

QALA, a pochi minuti da Nadur, sul versante est dell’isola è un tranquillo e sonnacchioso villaggio che si anima di sera, attorno al sagrato della Chiesa di San Giovanni, dove si affacciano alcuni pub, bar e ristorantini, al fresco degli olmi che circondano la chiesa.
Poco distante la baia di Hondoq ir-rummien, una bella baia con un fondale azzurro che guarda la dirimpettaia Comino.
Ta Vestru è uno dei localini che si affacciano sull’incrocio del sagrato della chiesa di San Giovanni, orlato di alberi che rinfrescano le calde serate estive. I piccoli tavolini allineati lungo il marciapiede promettono un’atmosfera intima. Le porzioni sono davvero abbondanti, l’insalata gozitana è ricchissima, il cannolo di formaggio Gbenja fritto è suntuoso, mentre il Fenneck è cotto in umido, con tanto pomodoro e un sapore di cannella ben presente.

XAGRHRA è nota per ospitare Gigantija, il più grande dei tanti complessi neolitici che si trovano nell’arcipelago; anche qui la piazzetta, in realtà un ampio bivio, antistante la chiesa è molto animata la sera.

Ramla Bay, l’unica spiagga propriamente detta di Gozo è facilmente raggiungibile da Xaghra (come da Nadur) anche in bus. Sabbia arancione tipica dell’isola e una duna su cui è vietato passeggiare; un waterfront bello ampio che nei mesi di luglio e agosto risulta parecchio affollato.

MARSALFORN è una cittadina situata nell’omonima baia, l’unico luogo dell’isola che non ha rispettato i “dettami” urbanistici dell’intera isola, costruendo palazzoni sul mare; è il luogo più moderno e mondano dell’isola e forse il luogo che non vorresti trovare a Gozo.

Un paio di km ad ovest di Mrsalforn, prima di giungere alle bellissime saline costiere Salt Pans, c’è la baia di Xwejni, una baia sassosa riparata dai venti che sferzano la costa nord e nella quale il mare è calmo e ci sono un paio di baretti dove rifocillarsi. Proseguendo ancora dopo le saline si arriva ad un vero e proprio fiordo, Wied Il-Ghasri, scavato nella roccia da un ruscello che ora si è prosciugato. In questa fenditura stretta e sinuosa si infila il mare, creando un serpente di acque cristalline tra pareti di roccia a strapiombo. All’estremità una piccola spiaggetta sassosa, nessun ristoro e circa 300 gradini da affrontare per tornare al parcheggio più vicino, ma vale la pena sfacchinare.

Tra Xhagra e Marsalforn, Ta Frenc è il ristorante elegante per le cerimonie di Gozo ed è il posto giusto per concedersi una cena elegante. Al 99% ci sarà un matrimonio in contemporanea, ma al Ta Frenc sono rodati e quasi non ve ne accorgerete nella bella sala (se non per i fuochi d’artificio a fine serata). Servizio di ispirazione francese con piatti flambati e sporzionamento al tavolo. Oltre al menù ben impegnativo, una proposta del mercato a prezzi abbordabili ma che forse delude un po’ le aspettative. Ottime le zuppe di verdure e la Aljota, la zuppa di pesce tipica di Malta insaporita con la maggiorana.

XEWKIJA è nota per ospitare la chiesa più imponente dell’isola, visibile più o meno da qualsiasi punto di Gozo; molto pittoresca di sera con l’illuminazione e ottimo punto di riferimento quando si guida.

Da qui si raggiunge Mgarr ix-xini, una baia stretta e lunga che risale all’interno dell’isola per 400 m, creando una piccolissima caletta con una piccola spiaggia di ciottoli e pedane in cemento. Difficile da raggiungere, causa sterrato, pochissime indicazioni stradali e una discesa finale davvero tosta da affrontare, ma la fatica sarà ben ripagata.

L’omonimo chiosco – che aveva come cliente abituale Brad Pitt durante le riprese di By The Sea – prepara ottimi piatti di pesce; si pranza a 10 metri dalla spiaggia su tavoli di ferro riparati da qualche arbusto o da ombrelloni. Molto ampia la scelta, si va dal fish burger all’aragosta, con insalate di mare ben eseguite e piatti di pasta. I ravijuli fritti ripieni di carciofi e pomodori secchi daranno un bel colpo al vostro appetito, mentre le cozze sono cotte in cartoccio con uno spicchio di arancio.

XLENDI, poco più a ovest delle alte scogliere di Ta Chenc, era un piccolo borgo di pescatori su una stupenda baia, soffocata oggi dalle costruzioni degli alberghi; ci sono parecchi ristoranti  proprio sull’acqua e alla sera può essere comunque piacevole cenarvi.

È possibile anche farvi il bagno benché risulti parecchio urbanizzata; alla sera, volendo fermarsi per cena, nel mare magnum delle terrazze che affacciano sul mare, abbiamo scelto Ta Karolina perché aveva la posizione più defilata, con i tavoli sul molo destro della baia. E ci è piaciuto, tanto, al punto da tornarci dopo due giorni. Un locale generalista, con pasta, carne e pesce freschissimo in bella vista, ma tutto davvero ben eseguito, compresa la pasta, cotta al dente.

VICTORIA, la capitale, è l’unica cittadina in cui si perde la “dimensione” di paesino; il suo cuore, Rabat, è un piccolo dedalo di vicoletti che ricordano una medina araba; di fronte, un po’ in alto, la cittadella fortificata, completamente restaurata con i fondi dell’Unione Europea, uno spettacolo da gustare al tramonto.

Maldonado è un locale ricavato nelle cantine di un vecchio palazzo di Rabat, il quartiere più vecchio di Victoria, con tantissime bottiglie alle pareti. Cucina con intrusioni mediorientali e porzioni “umane”. Abbiamo assaggiato Ravjiuli, Falafel e Lamb kofta, tutti ben eseguiti. Punto in più per il pane caldo e il burro alle erbe.

Da non tralasciare una visita alla chiesa di GHASRI e il vicino villaggio dell’artigianato, dove abili mani lavorano (e vendono) in loco pelli, vetro, metallo. E, poco distante, il santuario di Ta Pinu, il più grande dell’arcipelago.

Sul lato ovest dell’isola, li dove il sole fa plof, c’è Fungus Rock, un faraglione (su cui cresce un fungo particolare) che chiude la baia rocciosa circolare di Dwejra, anche questa con pareti a strapiombo che si tuffano in acque turchesi; ottima per la barche ma si può accedere al mare mediante gradini scavati nella roccia, su una piccola piattaforma di scogli; il mare è favoloso. A pochissima distanza c’era l’arco naturale Azure Window – crollato a marzo 2017 – e c’è ancora il Blue Hole, una caverna verticale di 17 m in cui fare immersioni. Poco all’interno c’è l’Inland Sea: una fenditura nella roccia in cui si infiltra il mare creando una sorta di piscina. Nonostante le costruzioni (capanni di ricovero dei gozzi) è un posto magico, con una spiaggia sassosa e un baretto con molo dove mangiare un’insalata gozitana o un sandwich praticamente in acqua.

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